Davide Reviati, Morti di sonno, live@Almagià

Ultima serata all’Almagià per il Festival delle Culture. Si parte alle 20 con la presentazione di Morti di Sonno, la graphic novel di Davide Reviati appena pubblicata dalla Coconino. Davide Reviati dialogherà con Viola Giacometti e Angela Longo.

L’intervista a cura di Alessandro Fogli, da Ravenna&Dintorni (04.06.09)

Morti di sonno (Edizioni Coconino Press) è l’intenso e poetico romanzo a fumetti di Davide Reviati. Le storie di un gruppo di ragazzini di provincia, figli di operai, cresciuti all’ombra minacciosa del Petrolchimico: tra sogni, speranze, paure e interminabili partite di calcio. Un romanzo di formazione duro e intenso, poetico e struggente. Una graphic novel sul filo della memoria, che affronta con una narrazione cruda ed efficace temi come le morti bianche e la tossicodipendenza.
Reviati, quanto tempo le è occorso per completare Morti di sonno?
«Il lavoro è stato realizzato in un anno, però è una storia a cui stavo pensando da tanto tempo, perché è legata al villaggio Anic, il quartiere in cui ho sempre vissuto».
In che misura la sua vita fa parte della narrazione?
«La storia è dichiaratamente autobiografica ma non è un’autobiografia vera e propria. Ho lavorato molto sulla mia memoria e quella degli altri, ma per MortiDiSonno.cop.esec.FH11far venir fuori la verità occorre paradossalmente rimaneggiare e stiracchiare la memoria, che non è una mera serie di fatti e di ricordi. Insomma per arrivare alla verità occorre un artificio».
Cosa voleva raccontare con la sua graphic novel, qual era il messaggio che le premeva di più trasmettere?
«In realtà quello che volevo esattamente fare quando ho cominciato, non lo so. Però so cosa non volevo fare, ossia un “amarcord”, un “come erano belli i tempi andati” o un “come eravamo felici”. Insomma non volevo fare di questo lavoro un ricordo agiografico di un’età dell’oro. Ci tenevo a parlare della generazione degli anni ’70 e ’80, e di temi come la droga, l’Aids. Ci tenevo a ricordare, perché oggi c’è un’ansia di rimozione diffusa, anche al villaggio Anic. Però io abito ancora lì, e vedere oggi questa voglia di rimozione fa male; è come se ci fosse una fretta spasmodica di nascondere sotto il tappeto la polvere del tempo».
Uno spaccato di una generazione, insomma…
«Volevo dare una testimonianza di un periodo che ha avuto i suoi lati bui, ma nella quale c’era un’ansia vitale molto forte, che poi fatalmente si incanalava in un’autodistruzione, in un ribellismo quasi fine a se stesso che non aveva gli strumenti per capire dove direzionare una vitalità a tratti strabordante. La trovo una generazione simbolica di una dato sociale che non vedo più oggi. Quello che noto ora da osservatore esterno è un po’ un lasciarsi vivere, un accettare le regole imposte da qualcun altro – i modelli estetici, sociali. La trasgressione c’è ancora ma è un po’ come se fosse controllata. In questo senso i borderline, quelli che si giocano tutto, mi risultano più interessanti da indagare. Dunque mi sembrava utile, proprio in questo momento, ricordare la generazione descritta in Morti di sonno».
La storia, per come è disegnata e scritta, è perfettamente bilanciata tra la semplicità e la profondità. È stato deciso a priori o alla fine si è ritrovato un racconto così?
«Ho lavorato a questa storia con un sacco di suggestioni in mente, di ricordi, di appunti disarticolati, sparsi per le agende che mi porto sempre dietro, e non avevo una sceneggiatura prestabilita, procedendo di capitolo in capitolo, per avere un controllo a colpo d’occhio dell’insieme. Ho improvvisato molto, a volte partendo da un piccolo spunto a volte senza avere nulla in mente, ma questo probabilmente fa parte della mia natura, non riesco a lavorare se non partendo da un po’ di confusione. Questo però ha dei pregi, perché, se sei fortunato, si riesce a conservare una certa freschezza nel raccontare, una certa genuinità, ma anche dei difetti, come l’ansia perenne o il dover rimaneggiare la storia a ritroso per darle un filo che la tenga insieme. Che ne sia saltato fuori un racconto profondo mi rende davvero felice».

3 pensieri su “Davide Reviati, Morti di sonno, live@Almagià

  1. COme ogni espressione artistica penso che il romanzo di Reviati non voglia avere una pretesa di oggettività. A mio avviso esprime un vissuto, e ogni vissuto è una storia a sè.
    francesco

  2. …Caro Rubik, per quanto riguarda il cattivo odore che ogni tanto sentivi e senti…non preoccuparti…sei tu!!
    Noi, abitanti dell’ANIC, non abbiamo avuto mai il coraggio di dirtelo, ma ora…non ne possiamo più!!

    Caro Rubik, ogni volta che ti incontriamo in parrocchia (altro che petrolchimico!), ci fai stare male…per cortesia Rubik…Lavati!!

    Perchè non inizi a criticare (dopo che ti sei lavato però!) anche Michelangelo Antognoni e il suo capolavoro “Deserto Rosso”…del resto anche quell’opera parla dell’Anic…e tu, si sa, devi assolutamente tenere alto il nome del tuo quartiere petrolchimico dove cazzeggiavi…già da bambino!!!

    Ciao Rubik…ci vediamo su Face bocch !!!

  3. sono paolo nella vita ed ettore nel libro di davide………….
    ho perso mio padre nel 1973 mentre tornava dal turno di mattina svolto presso quel cazzo di stabilimento………….è stato investito da un suo compagno di lavoro,sbattuto contro un palo della luce assieme al suo motorino……………
    avevo sette anni e da allora odio la fabbrica ma li vi ho lavorato per circa 23 anni in varie
    aziende chimiche delle marche………………..
    mi son trovato incasinato, fatto esperienze sbagliate e non ho potuto mai scegliere niente….
    devi andare avanti, devi correre,chi si ferma è perduto,ho svolto lavori e turni massacranti per pagare tutto e me la sono sempre cavata ma adesso la lotta si fa dura……………
    ho un brutto male vicino alla colonna vertebrale e venerdì dovrò sostenere un importante intervento chirurgico …………….ma ce la faccio anche stavolta……….spero………….
    davide ha scritto e disegnato momenti stupendi della mia vita che solo il villaggio mi poteva dare………..la lealtà tra noi bimbi……………il condividere tutto, anche una tazza di latte piena
    di biscotti……………….un pallone………….un soldatino…………..i pinoli………..le pesche……………
    credo che davide abbia condiviso con me anche la morte di mio padre,il legame tra noi piccoli amici era troppo forte……………
    in questo periodo ci stiamo risentendo e spero presto di tornare a visitare il villaggio, come alla fine del libro tornano le rondini …………………….un grande saluto ad angelino, paride,valerio,taddeo ,gianni, lopez e a te kuper ………………….. il pallone lo porto io……….
    per me non sei mai sparito……………..nulla cambia se vogliamo che non cambi……………….

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