Comunicato stampa n. 4 – Ultimo giorno: restiamo umani

L’ultimo giorno del Festival delle Culture, domenica 5 giugno, vede un’apertura alle 16 con una serie di danze tradizionali africane, con maschere, percussioni e acrobazie a cura di numerose associazioni nigeriane di Ravenna: Edo, Afesan Communities & Lover Brothers con la Wedding, Purification and Cultural Dances, Nzuko Ndi Igbo nel Masquerade Dance, Mgbidi Amaka con l’Igbo Masquerade Dance, il Gruppo Interculturale delle Donne con l’Ide Group & Cultural Dance, i Dynamic Friends nell’Ekpo Dance e le Royal Sisters con il loro Royal Dance.

Largo spazio anche domenica ai dibattiti, a partire dal tema del Festival: le rivoluzioni. Alle 18, nella tenda berbera, il giovane autore siriano Shady Hamadi presenta il suo libro “Voci di anime” e ci parlerà della Siria e della sua rivolta mentre, alle 19, spostandosi nello spazio dibatti nel lungo Darsena, si farà un tuffo nel passato con la staffetta Lea Bendandi “Sultana” e il partigiano Emilio Molducci intervistati da Giuseppe Masetti. Alle 20, sempre in Darsena, si parlerà invece di Libia con i resistenti libici Karim Bougaighis e Leyla Dauki e il giornalista del Il Manifesto Giuliano Battiston. Stesso luogo, ore 21, seguirà una tavola rotonda sulla progettazione partecipata in darsena con Alberto Giorgio Cassani, Marina Mannucci, Ivano Mazzani, Piera Nobili e Fausto Piazza, occasione in cui verrà presentata anche la pubblicazione “Abitare le culture”, una serie di reportage sulle case degli immigrati curato da Marina Mannucci. Più o meno in contemporanea, alle 20.30, nella tenda berbera, interverrà il professor Franco Cardini su “Le rivoluzioni arabe. La richiesta di diritti umani e libertà a nord est del Mediterraneo”. Alle 22 in Darsena Luca Dubbini illustra le sue ricerche e presenterà il convegno (Ravenna dal 15 al 21 giugno 2011) da lui curato sul 700° anniversario del processo ravennate che abolì la tortura in Italia: un sentenza emessa dall’arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, in qualità di Grande Inquisitore per l’area centro-settentrionale d’Italia, nel processo ai Templari svoltosi a Ravenna nel giugno 1311. Seguirà “La favola dell’abbecedario” del giornalista Daniele Barbieri e del regista Alessandro Taddei di Ponte Radio sull’esperienza del gruppo romagnolo che li ha portati da Alfonsine verso Pancevo (Serbia) e Tuzla (Bosnia Erzegovina), passando per Jenin in Palestina e Tiro in Libano, e confrontandosi con il contesto urbano-occidentale di Berlino (Germania) in un percorso artistico con giovani dai 9 ai 14 anni.

Le artificerie Almagià saranno al solito il palcoscenico degli spettacoli: alle 20 si potrà assistere ai balli tradizionali curati dall’associazione di filippini Mabuhay mentre il concerto della serata vedrà sul palco, dalle 21.30, il grande musicista del Burkina Faso Gabin Dabiré con alle tabla il maestro indiano Rashmi Bhatt e Guglielmo Pagnozzi ai fiati. Con oltre 10 album all’attivo Gabin Dabiré, accompagnato dalla sua chitarra acustica, può essere considerato un cantautore pop che fonda le sue radici nella musica del Burkina Faso aprendo a contaminazioni da tutto il mondo, compreso il jazz e il raga indiano.

Il concerto segue la cerimonia di consegna del Premio all’Intercultura Città di Ravenna che viene consegnato al drammaturgo Marco Martinelli del Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, per il suo lungo percorso artistico attento all’intercultura e in particolare per lo spettacolo “Rumore di acque”, sui migranti e profughi del Mediterraneo in balia del caso che li farà diventare o sommersi o salvati

In chiusura del Festival, sullo specchio d’acqua della Darsena, i giovani di Generazioni in Movimento lanceranno in cielo un centinaio di mongolfiere luminose che portano la scritta “Restiamo umani”, un saluto colmo di pace e speranza alla memoria di Vittorio Arrigoni.

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