COME UN UOMO SULLA TERRA – Comunicato stampa n. 4

Per il Festival delle Culture di Ravenna mercoledì 3 giugno è la giornata dell’evento speciale cinematografico: per la prima volta verrà proiettato Come un uomo sulla terra, il documentario di Riccardo Biadene, Andrea Segre e Dagmawi Yimer che racconta cosa c’è prima di Lampedusa: il Sahara, i carceri/lager libici, le violenze della polizia, i trafficanti di uomini, la nuova amicizia fra Italia e Libia. La proiezione si terrà all’aperto, ai giardini Speyer (ore 21.30, ingresso libero) introdotta dal regista Riccardo Biadene. Come un uomo sulla terra arriva a Ravenna dopo che il 28 maggio è stato proiettato al cinema Sacher di Roma, davanti a 400 persone, presentato da Nanni Moretti, come punto di partenza della campagna nazionale “Io non respingo”, contro i respingimento attuati dal governo italiano, la negazione del diritto all’asilo, in occasione della visita in Italia del colonnello Gheddafi prevista per il 10 giugno.

La serata è organizzata grazie alla collaborazione di Iscos Emilia Romagna, Cisl Ravenna, Citt@Attiva.

Mercoledì 3 giugno il Festival delle Culture partirà però alle ore 10 con un evento organizzato dall’associazione Verde Salute. Nella galleria della Biblioteca Oriani verrà inaugurata la mostra “Maschere d’Africa” e nel chiostro l’installazione “Formae Mutationis” dello scultore Alessandro Mengozzi. La mostra, curata da Ivan Zanotti e Carmela Parente, presenta circa 40 sculture, fra maschere, feticci, reliquiari, appartenenti alla collezione Cellini/Montanari. Si tratta di pezzi tutti provenienti dall’Africa subsahariana occidentale: Savana sudanese (Mali, Burkina Faso, nord Costa D’Avorio), Costa della Guinea (Guinea, Sierra, Leone, Liberia, Costa D’Avorio, Ghana, Benin), Nigeria, Camerun, Africa Centrale (Guinea Equatoriale, Gabon, Congo).

Alessandro Mengozzi espone invece sette sculture in materiali diversi (gesso, marmo, terracotta) tutte legate al concetto di maschera, identità, trasformazione. Ad arricchire il tutto anche la presenza di Giampaolo Masotti con una porta etnica e tre totem.

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