Il Socrate d’Albania – Intervista con Mirush Kabashi

di Alban Trongu
tratto da AlbaniaNews
martedì 30 giugno 2009 21:44

Albanianews ha incontrato Mirush Kabashi, noto artista albanese, ospite al Festival delle Culture di Ravenna nella serata dedicata all’Albania. Attore di teatro e cinema, professore dell’arte dell’interpretazione, Kabashi vanta all’incirca 100 ruoli nel teatro, 20 da protagonista nel cinema, e alcuni premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Negli ultimi anni ha messo in scena “La vera Apologia di Socrate” di Kostas Varnalis e “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano” di Erich-Emmanuel Schmitt, due opere letterarie che ha proposto al pubblico albanese come monodrammi. Lo abbiamo intervistato proprio per capire i motivi che l’hanno spinto a scegliere queste due opere e parlarci della società albanese e della condizione del teatro in Albania.

Lei è un artista molto noto per il pubblico albanese, considerato che i nostri lettori sono anche italiani, ci può raccontare qualcosa di se? Chi è l’artista Mirush Kabashi, quali sono i momenti più importanti della sua vita e perché ha scelto di diventare artista?

Credetemi, non c’è cosa più difficile per l’uomo quando deve raccontare di se, sarebbe più facile parlare di qualcun’altro. Brevemente, sono figlio di una famiglia albanese. Mio padre è kosovaro, originario di Gjakova, mia madre di Durazzo, entrambi molto attaccati all’educazione e all’istruzione dei figli. Un desiderio, o meglio, un sogno di quella regione d’Albania (il Kosovo ndr) che ha avuto la sfortuna di rimanere fuori dai confini albanesi e voleva istruire i suoi figli in scuole in lingua albanese. Ricordo che durante l’infanzia ero appassionato di teatro e film. Adesso sorrido quando mi viene in mente che un film, ad esempio, l’Amleto l’ho visto più di 15 volte nelle posizioni più svariate, nei cinema invernali ed estivi, comunque ho sempre avuto il desiderio di guardare film, ammirare e discutere sugli attori protagonisti.

Invece l’avvicinamento all’arte dell’interpretazione è stato casuale. Certe volte capitano miracoli nella vita. Sono il terzo figlio della mia famiglia e kabashiall’epoca, secondo un criterio assurdo, il terzogenito non poteva essere ammesso all’università se la frequentavano i primi due. Considerato che avevo partecipato in alcuni festival delle scuole medie superiori ed ero stato individuato come studente con una certa predisposizione a diventare attore, mi è stata data l’opportunità di accedere al concorso di ammissione. Era l’unica opportunità che avevo, o studiavo per diventare attore, o rinunciavo all’università. Mio padre non era molto entusiasta ma l’hanno convinto i due fratelli maggiori. Mi sono preparato e ho vinto il concorso. In accademia sono stato uno studente medio ma ho avuto la fortuna di lavorare con docenti e registi illustri albanesi come Pirro Mani.

Comunque la vera scuola artistica e teatrale l’ho fatto a Durazzo. Una parte degli attori anche se non avevano studiato in accademia, erano veri maestri della scena, persone con una passione straordinaria e un talento immenso. In teatro abbiamo avuto la fortuna di lavorare anche con un albano-italiano, Nikolin Xhoja, attore ormai scomparso. Non esagero se lo definisco un talento internazionale che non ha avuto l’opportunità di esprimere a pieno le proprie doti artistiche per via delle condizioni e dell’isolamento del paese. Mi ricordo un suo ruolo al Matrimonio di Gogol. Sono convinto che se lo interpretava al Teatro Bolshoi di Mosca, la critica russa si sarebbe inchinata di fronte alla meraviglia interpretativa che Xhoja faceva solo sulla base dell’intuizione. In teatro sono cresciuto come attore, ho passato molte vicissitudini come altri miei colleghi, e successivamente ho interpretato nei film e negli spettacoli teatrali. Posso dire con convinzione che non ho temuto o evitato mai il lavoro in qualsiasi condizione. Quando si tratta di interpretare e avere l’opportunità del contatto con lo spettatore non mi sono mai tirato indietro, al contrario mi sono messo al gioco con coraggio. L’ho dimostrato anche stasera al Festival nel ramo della recitazione.

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Un pensiero su “Il Socrate d’Albania – Intervista con Mirush Kabashi

  1. MIRUSH KABASHI ESHTE NJE LEGJENDE PER ARTIN SHQIPTAR,AI ME RROLET E TIJ SA FANTASTIKE DHE ME PROFESIONIZEM SHUME SHPEJT E BERI PUBLIKUN PER VETE.E KUSHE NUK I KUJTON TOGER SHAZIVARIN,BAKEN,MAKUN TE ZEVENDESI I GRAVE,EMBLEMA E DIKURSHME ,DORA E NGROHTE,ETJ ETJ.MIRUSHI JO VETEM SI AKTOR POR EDHE SI NJE NJERI I THJESHTE TE BEN PER VETE ,ME ATE NATYREN E TIJ TE THJESHTE TE CILTER DHE ZEMER BUJARE.E MBAJ MEND KUR VINTE ME ATE MOTORR -MZ-250 DHE SHKONTE PER TE DHENE SHFAQJE NE TIRANE MES EDHE SHIUT,SE HARROJ ASNJEHERE SE PUNOJA NE KARBURANT,ME ATE EDUKATEN E TIJ ME ATE SJELLJEN E TIJ AI TE BEN PER VETE.BESOJ QE DURRESI KRENOHET ME MIRUSHIN ,DHE JO VETEM DURRESI POR E GJITHE SHQIPERIA,KAM VITE QE JAM LARGUAR NGA DURRSI IM POR MIRUSHI E KA TE DREJTEN ME QENE QYTETAR NDERI,DUA TE SHPRESOJ QE TE SHOH SOKRATIN NE ORIGJINAL

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