Festival delle Culture, Farabegoli: “Un successo che ripeteremo l’anno prossimo sui temi del lavoro”

Grande partecipazione per il Festival delle Culture di Ravenna che si è concluso ieri, domenica 6 giugno. Organizzato dal Comune di Ravenna, Rappresentanza e associazioni degli stranieri e con il prezioso contributo della Fondazione Del Monte, sono stati tre giorni per festeggiare il dialogo e la diversità culturale; spazio scenico le Artificerie Almagià e tutta l’area circostante, quasi come buon augurio per la nuova zona darsena di città, pacifica e plurale e con meno automobili possibile. Elemento cardine del Festival è stato il coinvolgimento attivo dell’associazionismo: oltre 30 le organizzazioni coinvolte, di stranieri, di italiani, miste, in una colorata competizione nell’illustrare le proprie attività e i propri prodotti da cittadini attivi. Proprio un’associazione, Emergency, è stata premiata domenica sera con il Premio all’intercultura città di Ravenna, ritirato da Paolo Busoni del direttivo nazionale. In questa occasione l’assessore all’immigrazione Ilario Farabegoli nell’esprimere la sua soddisfazione per la riuscita dell’evento “che ogni anno registra un sempre maggio numero di apprezzamenti e partecipazione” ha annunciato che l’anno prossimo verrà proposta la quinta edizione del Festival, rivelando anche il tema che lo caratterizzerà. “ La nostra intenzione è quella di dedicare la manifestazione ai temi del diritto al lavoro e allo studio coinvolgendo anche i soggetti che se ne occupano in prima persona”. L’auspicio di Farabegoli è anche quello di allargare sempre di più la base organizzativa da parte di volontari e istituzioni affinchè l’avere un ruolo attivo nella realizzazione del Festival rappresenti di per sé una opportunità di integrazione fra culture diverse”.

Dedicato al tema dell’acqua il Festival delle Culture è stato aperto venerdì pomeriggio con un simbolico fiume di giovani artisti, uno scorrere di percussioni, balli, canti, che hanno solcato tutto il centro storico per aprire le danze all’Almagià. I giovani, soprattutto gli immigrati di seconda generazione, hanno marcato in maniera decisa tutte le giornate di festa. Proposto da loro uno dei gruppi più interessanti che si esibito in concerto venerdì sera, i Quilombo Total, con un potente mix fra musica brasiliana, gnawa, rap e reggae. Nella stessa serata degna di nota anche la Banda del Villaggio Solidale, un gruppo di musicisti rom della Romania, due voci femminili, due fisarmoniche, tastiere, batterie, che si è formata grazie alla Casa ella Carità di Milano dopo uno sgombero di un campo nomadi. L’Africa è stata come di consueto rappresentata dall’arte della danza, con la compagnia camerunese Mo’O Me Ndama, con uno splendido Sabar senegalese (donne in vestiti coloratissimi dialogano con le percussioni maschili) e numerose danze, cortei, evocazioni di spiriti e antiche maschere di ben 9 associazioni nigeriane, a rappresentanza del variegato mosaico culturale del gigante africano. Più intima la chiusura del Festival con le gighe e le quadriglie del gruppo di Andrea Capezzuoli, musiche popolari dalla Francia al Québec con ampio spazio ad eleganti balli ai piedi del palco.

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