Acqua, elemento magico e vitale

Il Festival delle Culture 2010 è dedicato al tema dell’acqua. Pubblichiamo un articolo, sull’acqua nelle diverse culture della popolazione immigrata, appena uscito su Città Meticcia.

di Monika Poznanska

“Dalla terra/nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima… / È fiume, è mare, è lago, stagno, ghiaccio e quant’altro. / È dolce, salata, salmastra, / è luogo presso cui ci si ferma e su cui ci si viaggia è piacere e paura, nemica ed amica / è confine ed infinito / è cambiamento e immutabilità ricordo ed oblio” da Eraclito.

L’Acqua è tutto, è trasversale, senza acqua la vita non può esistere. In molte culture e tradizioni, l’acqua è un elemento magico, misterioso, in grado di purificare e rigenerare luoghi o persone. Nelle religioni acquista inoltre caratteristiche di sacralità; in quella cristiana ed ebraica, durante il battesimo  vengono lavate via le colpe originarie,  invece nell’islam e nell’induismo l’acqua si utilizza per praticare le abluzioni e i bagni purificanti. Esemplare è la credenza induista secondo cui chi si immerge nel sacro fiume Gange, nel mese di Magha (gennaio-febbraio), “attinge purezza direttamente dal cielo.”    

Le  leggende e le credenze che si sono costruite attorno a fiumi, mari, sorgenti, pozzi si ricollegano spesso a forze occulte e presenze  misteriose come ninfe o sirene.  Alcune di loro si insidiano nel mondo reale grazie alla fantasia, a credenze religiose o semplici superstizioni. Qualche volta, strumentalizzate, diventano un’arma potente che favorisce azioni  criminali come il traffico di esseri umani o il genocidio.  Nel voodoo esiste una divinità che governa bellezza, ricchezza e amore: uno dei suoi nomi è Mami Wata. è rappresentata spesso come una sirena che vive nei fiumi e nei mari. Attraverso un rituale di sacrificio, la dea offre soldi, bellezza e successo, ma se le promesse fatte a Mami Wata non sono mantenute, allora scatta la sua vendetta e le conseguenze dell’ira divina sono terribili. Quasi tutte le donne vittime della tratta dalla Nigeria, prima di essere inserite nel mercato della  prostituzione, vengono sottoposte a riti voodoo durante i quali  devono promettere alla dea ubbidienza incondizionata alle proprie sfruttatrici, chiamate “Madame”. Per queste ragazze provare a uscire dal mondo della prostituzione significa non mantenere le promesse fatte a Mami Wata e non tutte sono pronte a rischiare. C’è chi ce l’ha fatta, come Sara, che non ci crede fino in fondo, ma anche lei, cristiana praticante, per sicurezza preferisce non avvicinarsi troppo ai corsi d’acqua. «Non mi piace andare al mare o al fiume, ho paura, meglio stare lontani da Mami Wata» dice. Mercy, anche lei nigeriana, racconta un’altra terrificante pratica legata alla dea, ancora diffusa tra le famiglie più povere negli stati Delta e Cross River. «Quando  una neonata compie sette giorni, i genitori la portano al fiume e poi per sette volte la immergono in acqua. Se la bimba torna in superficie tutte e sette le volte significa che appartiene ai genitori, se invece annega allora è di proprietà divina».

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